Piccoli punti di me

1) sono cinque giorni che mangio ed ho le nausee. Ho probabilmente una gravidanza isterica. Sarà ovviamente una femmina isterica.

2) ieri ho sperimentato i miei prossimi 13 anni di vita in una gita domenicale al lago. Carrozzine che occupano tutta la macchina, bambini che piangono per un niente, preoccupazioni che la suddetta bambina:

a)non caschi nel lago

b)non venga rapita dagli zingari

c)non venga rapita dai pedofili

d)non venga rapita da nessuno

e)non ingurgiti un chiodo trovato per terra

f)non scambi cacca di cane per cioccolata svizzera

g)non sbatta la testa contro qualsiasi oggetto che abbia un’angolo inferiore ai 180.

3) Berlusconi nel discorso inaugurale della campagna elettorale ha detto che il popolo delle libertà della forza libera italica crede nel matrimonio tra un uomo ed una donna come elemento fondante della società… io non so se piangere o ridere pensando alle loro donne.

4) Spero che Eurocobra2 al matrimonio milanese abbia finalmente trovato una quarantenne ricca e bella che si prenda cura di lui fornendogli ciò di cui lui ha più bisogno (affetto, un organo genitale funzionante, un SUV: non necessariamente in quest’ordine)

5) manca poco all’evento che mi terrà sveglio per i prossimi 6 mesi. Io mi sto preparando al meglio pensando in quale paese dei caraibi potermi rifugiare facendo perdere le mie tracce per sempre.

6) se la Ricciolona legge il punto precedente sappia che scherzavo e che ieri sera quando sono andato a comperare le sigarette quelle valigie non contenevano affatto i miei effetti personali.

7) il mio vicino di casa è un professore. Cinquanta/sessantenne. Single. Questa mattina sul suo balcone c’era una venticinquenne bionda che fumava in pigiama….

8) stasera la eurocobramobil sarà parcheggiata sotto casa.

9) prima che la mia vita sociale sia pari alla minima del Brennero ho deciso di girare un film. Sto intensamente pensando alla sceneggiatura. Sarà un ramake di un film famoso, solo fatto meglio. Siete (quasi) tutti reclutati come attori, costumisti, segretasri di produzione, ecc.

10) addio.

Aggiornamento: 

7bis) mi sono trovato di fronte la venticinquenne del professore. In realtà è una ventenne figa. Il film porno di lei che è una studentessa che per passare l’esame deve sottostare alle turpi voglie del professore è già stato più volte girato nella mia testa. 

Comincio seriamente a sospettare che i benefits che offrono le altre professioni siano innumerevolmente superiori ai miei.

GRADITI OSPITI (2)

In concomitanza col vomitevole spettacolo che offre la politica italiana di questi tempi, offro spazio e parola (sul punto) ad un amico siciliano di spessore (sociologo, ha all’attivo la pubblicazione di un libro: "Mappumi"). Spero egli gradisca; spero voi gradiate.

Ciao a tutti,

ho pensato di scrivere questa lettera nel momento in cui è caduto il governo Prodi e ho sentito i primi commenti di alcuni che, come me, il governo l’avevano votato.

Quello che è accaduto e i commenti successivi meritano a mio avviso un momento di riflessione, breve, ma un poco articolato, che vorrei condividere.

La vita del governo Prodi è stata difficile sin dall’inizio, per via della compagine composita, del poco coraggio di molti, forse anche perché non circola tra il ceto politico nessuna idea particolarmente innovativa e capace di suscitare entusiasmo ed energia. La vita del governo è stata inoltre costellata da molte critiche, da parte degli avversari politici, dei ceti sociali intaccati dagli interventi di Bersani e Visco, ma anche da parte di noi elettori che non gli abbiamo mai perdonato le continue oscillazioni e le mediazioni infinite.

Ora che il governo è caduto qualcuno di noi già lo rimpiange, perché sa bene che quello che verrà dopo è sicuramente peggio. Qualcun altro pensa di non andare più a votare, perché tanto poi non è che cambi molto quando vince il centrosinistra.

Mi colpiva nelle critiche e mi colpisce ora nei commenti, l’aspettativa che un governo possa affrontare e risolvere i problemi, e ancora di più che possa cambiare il paese. Certo, anche i politici prima delle elezioni, e Prodi stesso, diceva che il suo governo avrebbe cambiato il paese. Sbagliano a promettere tanto, ma non è di questo che voglio parlare. A me interessa l’aspettativa di quelli come me. Quelli come me (me compreso), le persone a cui questa lettera è indirizzata, avevano una aspettativa che definirei salvifica e ora soffrono di delusione e di paura di quello che verrà. Mi colpisce il fatto che anche gli elettori di destra hanno la stessa aspettativa salvifica, e la ripongono su Berlusconi, perlopiù. Questo tipo di aspettative sembra caratterizzare l’atteggiamento degli italiani verso la politica, che si traduce in delega in bianco e critica feroce appena le cose non vanno come ognuno di noi singolarmente le ha immaginate. L’alternanza politica è in realtà l’alternarsi delle illusioni e delle delusioni. In questo chi vota a destra e chi vota a sinistra sono uguali.

E questo mi fa arrabbiare.

Un governo per me è solo uno strumento di amministrazione. Può amministrare più o meno bene, può dare certi indirizzi invece che altri, può sicuramente influenzare la prevalenza di certi interessi invece di altri. Può fare un sacco di cose, ma le possibilità effettive di azione e di influenza dipendono in prima istanza dalla capacità della società di creare domande e forme di vita diverse, più varie e ricche, e solo in seconda istanza, dagli equilibri presenti in parlamento. Questo vuol dire che se vogliamo che un governo prenda determinate pieghe, più attente ai ceti deboli, ai diritti civili, o a quello che vi pare, ecc. non ci resta che suscitare nella società l’inedito, costringendo il ceto politico a occuparsene. Non esiste niente e nessuno, nemmeno il migliore dei Presidenti del Consiglio che può fare a meno di questo.

Se ci riflettiamo un po’, noi viviamo in un paese che spera nella salvezza ma non crede di poter modificare determinati equilibri se non attraverso vie contorte e illegittime. Basti pensare che siamo un paese che ha un’altissima tolleranza della corruzione, perché evidentemente è considerata l’unica via per spuntarla. I corrotti non solo sono tollerati, ma sono ammirati perché ce l’hanno fatta e perché con la loro presenza ci dicono che anche noi potremmo farcela. Basti pensare a Berlusconi, a molti politici, ma anche a molti professori universitari, costruttori abusivi, industriali sovvenzionati, evasori fiscali, finanzieri avventurosi con i soldi degli altri, e così via. Siamo anche un paese dove l’azione collettiva si esprime sempre in forma di resistenza a decisioni assunte da chi governa e vissute come sorprusi, mentre è molto rara e caratterizzata da violente fiammate emotive la mobilitazione intorno a un progetto.

Se si tornasse a votare oggi rivoterei con estrema convinzione per Prodi, sapendo che un sistema politico che costringe a mettere insieme Mastella, Dini, Veltroni, Binetti, Bertinotti, Marco Rizzo, Marco Pannella e Pecoraro Scanio non può produrre granché di buono. Produrrà qualcosina, speriamo non pessima. E avrei ragione, credo, perché il governo Prodi ha prodotto poche cose non pessime: il risanamento dei conti, la stentata liberalizzazione di determinati servizi, la riduzione dei costi della politica e dei ministeri, la riforma delle procedure di valutazione delle Università, dei ricercatori e dei docenti universitari, ha finanziato le ferrovie e riaperto i cantieri che Berlusconi aveva lasciato a secco, recuperato molta evasione fiscale. Piccole cose di ordinaria amministrazione che però sono meglio delle grandi cose di pessima amministrazione e di interessi personali del precedente governo.

Se domani Prodi o il centrosinistra rivincessero, la prima cosa che farei è trovare un altro luogo dove costruire speranza, dove suscitare domande, dove esercitare l’immaginazione. Altrimenti saremmo punto e a capo, e gli italiani ricomincerebbero a produrre paure, difese corporative, timore dell’innovazione e del cambiamento. E non mi aspetterei mai di cambiare il mondo, ma solo di diventare migliore e di dare un contributo al mio paese e alla mia città perché sia un po’ più sorridente e aperta al futuro.

Ricostruire da capo i luoghi dove essere felici di immaginare, di provarci e di sbagliare, è un po’ vaga come proposta, mi rendo conto. Soprattutto è priva di un contenuto preciso. Ma sono convinto che ciò che manca principalmente è la possibilità concreta di crearli i contenuti, di non trovarli già precucinati da altri, come quando andiamo a votare alle primarie del Partito Democratico mortificando le energie innovative che lo statu nascenti potrebbe produrre.

Se ci riflettiamo un attimo vediamo come ognuno di noi è pieno di contenuti, in teoria saprebbe come fare, come quando parliamo della nazionale e indichiamo le soluzioni che l’allenatore dovrebbe adottare. Di contenuti ne abbiamo sin troppi. Piuttosto conviene accettare che sono tutti mediocri e che solo insieme agli altri è possibile costruirne di migliori. Non importa che siano luoghi di partito o di movimento o culturali. L’importante è che sappiamo che la rappresentazione politica della società è sempre una sua immagine sbiadita. Occorre colorare il mondo perché qualche sfumatura appaia in un Parlamento.

E questo è quello che volevo dirvi, con la speranza che questa lettera circoli in rete e diventi un’occasione per riflettere e confrontarci, se ne avrete voglia. In caso contrario sarà come un sasso nello stagno, la lettera produrra qualche piccola ondulazione fino ad esaurirsi. Per quanto mi riguarda desidero da ora in poi dare il mio contributo per uscire dall’impasse individuale e collettiva nella quale ci troviamo. Voglio vedere se esiste un partito dove provare a promuovere l’approfondimento e la riflessione invece che l’inseguimento delle notizie del giorno e i comunicati stampa. Secondo me sì e secondo me se il futuro lo guardiamo con un altro sguardo vedremo anche cose nuove che non ci aspetteremmo. Chissà che forme prenderanno.

 

Antonio Castagna

CANUOMO

Giorni fa, me ne stavo ad osservare le due splendide e fortunate figliole di Aloha interagire nel loro regno. Balocchi, colori, molto legno e grandi spazi (beata innocenza).

Da parte mia, com’è ovvio, si è fatta largo banalmente un po’ di invidia nei loro confronti.

Successivamente sono state da me evocate le ultime settimane lavorative, trascinate fino al fondo come sacchi di pietre. Ho passato in rassegna tutti le perniciose conseguenze dell’influenza che mi ha colpito ed ho compreso, con inevitabile disappunto, che gli uomini (di una certa età) sono come i cani: dopo i trenta, ogni anno (correlato con una gamma di fastidiosissimi e nocivi effetti collaterali) ne vale (almeno) sette…