cuori nella tempesta

Stavo riflettendo in questi giorni in cui ho avuto la notizia di due colleghi che avevano come un dolorino nel petto e che così, giusto per non sapere nè leggere nè scrivere, sono andati dal dottore a farsi vedere e sono stati messi via d'urgenza e dei signori molto gentili e distinti in completo bianco hanno aperto un lungo solco nel loro petto per raggiungere un cuore che per alcuni secondi molto, molto lunghi ha deciso di fermarsi.
E così riflettevo che il giorno prima probabilmente erano tremendamente presi dalle solite faccende burocratiche, dalla famiglia, dai litigi, dai ritardi, dai sensi di colpa e da tutto lo stress che il genere umano riversa su un pover uomo che per sopravvivere vorrebbe far correre il proprio cuore vorticosamente e che invece quello stesso cuore un bel giorno decide che basta, lui non ce la fa più e ti molla lì, da solo. Senza cuore proprio.
E chi se ne frega penserete voi. E anch'io lo avrei pensato qualche mese fa. Invece ora non lo penso più perchè il destino, che certamente è il peggiore dei nemici quando vuole, a volte ti lancia degli avvertimenti che ovviamente nessuno segue, salvo poi pentirsene.
Tre o quattro mesi fa mi reco dal medico per l'annuale visita sportiva e lui ridendo mi dice: "sai Eurocobra che abbiamo comperato una fantastica macchinetta per fare l'elettrocardiogramma?" "Ah…." faccio io con apparente calma; ovviamente il mio cervello mi ha subito avvertito del pericolo: "Euro, ora quella machcchina infernale ti troverà qualche cosa di brutto e tu stasera invece che in  palestra ti ritroverai con dei signori agitati intorno a te che urlano lo stiamo perdendo! lo stiamo perdendo! ed un fischio nelle orecchie che fa:
———-TUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUU ——————–".
La parte razionale del mio cervello invece mi tranquillizzava: "tranqui Euro, sei sano come un pesce, quei dolori che senti ogni tanto sono solo intercostali… nulla di grave…".
Il responso della macchinetta era che avevo più o meno due mesi di vita.
Per prima cosa diedi una botta alla parte destra del cranio e poi osservai il medico con estrema attenzione per verificare che ogni parola che dicesse non fosse detta solo per tenermi tranquillo, ma in realtà stava coprendo la fossa con un fazzoletto di carta.

Beh insomma dieci giorni dopo mi ritrovai in uno sgabuzzino all'ospedale con una signora molto professionale che mi riempiva di gel il corpo (e non per fini erotici) e con una macchina fotografava tutto il mio interno. Ogni tanto sta stronza sbuffava ed io pensavo ecco stasera mi aprono in due come una mela…
Invece no la fottuta macchinetta del dottorino si era sbagliata ed il mio cuore, come è scritto nel cartellone due metri x due metri appeso in camera mia, è nella norma (non che sia eccezionale per carità.. nella norma,come tutta la mia vita).
E' andata bene diciamo. Ma ora quando sento che a qualcuno che conosco è andata male mi viene da pensare che invecchiare è veramente brutto, anche se in realtà invecchiare è l'unico modo che ho trovato per non morire giovane.