Il medico dei computer

Scrivo questo post per ricordare un amico nonché un collega, affinchè quanti passassero di qui possano conoscere chi era Michele Fait oltre alle sue mirabolanti imprese in montagna. Si perché Michele io lo conoscevo non come scalatore e sciatore estremo, ma come consulente informatico estremo. Lo chiamavo ironicamente il medico dei computer e le volte che mi ha tolto la merda sotto il culo del PC non si contano.

Era una persona incredibile e non lo dico con il tono del classico intervistato a studio aperto che ricorda il vicino di casa sgozzato da qualche rumeno, ma lo dico veramente.

Era una persona eccezionale.

Aveva una dote che pochissime persone hanno. Era dotato di buon senso.  Ma di un buon senso che va oltre il luogo comune o il buonismo o la razionalità estrema dei pensieri. Era un buon senso positivo, era un buon senso ragionato. Mi faceva impazzire perchè trovava sempre una soluzione ai problemi, senza mai agitarsi e soprattutto senza mai agitarti.

L’unica cosa che odiava con tutto il suo profondo era la burocrazia, e lavorarci al suo interno non faceva che aumentare la sua incomprensione verso le logiche che muovono la cosa pubblica. Io cercavo di spiegargli gli intricati meccanismi e cercavo di fargli accettare i compromessi con cui inevitabilmente dobbiamo fare i conti. Ma lui era diverso e questo era un fatto inevitabile.

Dal canto mio non potevo che invidiare profondamente una persona così. Non provo vergogna nell’invidia perché quando invidio qualcuno, invidio sempre persone che fanno cose meravigliose che io non ho il coraggio di fare.

Inseguire, raggiungere ed afferrare i propri sogni almeno una volta. Penso che nulla di più possa chiedere un essere umano prima di morire. Beh Michele ha inseguito, raggiunto ed afferrato i propri sogni decine e decine di volte. E nonostante fosse arrivato nell’Olimpo rimaneva una persona umile. Dico umile sempre senza il tono del vicino di casa di cui sopra. Era una persona veramente umile, ma non fastidiosamente umile. Ed era una persona generosa. Quando ho avuto problemi è venuto anche la domenica a lavorare o si fermava fino alle 10 di sera. Ed era una persona caparbia. Ed era una persona che amava il suo lavoro di informatico ed era una persona che aveva passione. Scalava un’ottomila e riparava un server con la stessa ostinata volontà.

Quello che mi piaceva tantissimo di lui era poi la sua speciale “trentinità”. Aveva tutti i pregi dell’essere trentino, ma non aveva nessuno dei difetti. Era dotato di un’incredibile apertura mentale, parlava di tutto senza preconcetti e senza limiti moraleggianti.

 

L’aver raggiunto la cime delle montagne più alte del pianeta gli aveva fatto capire quanto piccole fossero le meschinità degli uomini.

 

Scrivo queste righe con le lacrime agli occhi e con il cuore spezzato. Già mi manca e non riesco a capacitarmi che il medico dei computer non ci sia più. L’unica cosa che mi consola e di cui giuro farò un fottuto monito per la mia vita sono le sue parole:

 

“L’Himalaya e il Karakorum sono luoghi isolati, aspri e suggestivi allo stesso tempo, da lassù ho rivolto uno sguardo diverso alla realtà che mi circonda, lì ho capito che la vita può avere mille sfumature e infinite interpretazioni. Su quelle cime ho avvertito una profonda attrazione per il vento, il ghiaccio, il silenzio. Ho messo alla prova la mia forza di volontà che ha guidato ogni gesto, anche il più banale, e ho sentito la stanchezza come mai l’avevo percepita prima. Non voglio ricondurre le mie imprese alla sola prestazione fisica, per me significano molto di più, rappresentano una solitaria ricerca della verità e dell’essenziale, perché hanno innescato in me momenti di grande riflessione, permettendomi di crescere come alpinista, ma sopratutto come uomo.”

 

Ciao Michele, spero che dove ti trovi adesso ci sia una pista da sci estremo senza fine dove far scorrere senza limiti la tua voglia di verità.

michele_fait