R.

Conobbi R. tantissimi anni fa, era tra le migliori amiche della Ricciolona, avevano vissuto insieme per diverso tempo negli anni della giovinezza ed erano indissolubilmente legate. Io e la Ricciolona stavamo insieme da pochissimo e quando me la presentò la vidi preoccupata.

R. era per così dire una persona che non contava fino a 10 prima di parlare, diciamo che arrivata a 0,5 aveva già detto tutto quello che pensava…

R.: “Ciao! piacere… la stai trattando bene la Ricciolona, VEROOO???””

Io: “Si….. ce.. cer..r…rto”

Ebbi la netta e lucida impressione che se non avessi trattato bene la Riccolona negli anni seguenti, me la sarei trovata sotto casa con una spranga di ferro…

Ma R. era così, una risata grossa, contagiosa, senza peli sulla lingua, se dicevi una sciocchezza ti diceva un secondo dopo che avevi detto una stronzata, ma poi ti abbracciava e ti diceva che ti voleva bene.

Io e R. andammo subito d’accordo; avevamo entrambi una passione per l’arredamento di design, ma mentre lei acquistava quello che vedeva nelle riviste, io mi limitavo a leggerle.

R. aveva un marito estremamente simpatico, e insieme tutti e quattro abbiamo passato serate molto divertenti.

Nello stesso periodo nacquero anche i nostri figli. Ma la vita di R. non era certo tutta rose e fiori. Aveva avuto qualche anno prima un tumore al seno, che aveva affrontato con quella sfrontatezza con cui affrontava tutto. Operazione, chemio, pastiglie, una risata e via di nuovo a vivere… Sembrava tutto passato ed invece il male stava annidato lì e quindi la diagnosi fu di nuovo tumore al seno….

Una risata, una nuova operazione, nuova chemio, altre pastiglie, ma nulla sembrava scalfirla. Negli anni poi a R. e a suo marito sono successe tante di quelle cose che avrebbero abbattuto uno stuolo di mammut impazziti. Io davvero non so come potevano sopportare tutto quello che hanno passato, ma ogni volta che li vedevo ridevano beffardi di fronte al destino che li metteva di fronte a prove terrificanti. Un coraggio, una lucidità che mi impietrivano.

Un anno e mezzo fa vidi R. per l’ultima volta. Non rideva, aveva il viso tirato. Scoprii dopo la serata che il male era tornato per la terza volta e questa volta i medici erano pessimisti. Operazione, chemio, pastiglie, ma stavolta ha vinto lui.

R. se ne è andata qualche tempo fa lasciandoci nello sconforto più totale. Io onestamente pensavo fosse immortale ed invece mi sbagliavo.

Ho scritto questo post per me, (ed anche un po’ per voi se volete), per ricordarmi la risata spregiudicata di R. ed il suo enorme coraggio di fronte a qualsiasi difficoltà… forse non servirà a superarle, ma non ti farà perdere mai la dignità…  

Ciao R. ti dedico una risata e spero che, ovunque tu sia, non abbia più bisogno di tutto quel coraggio che hai avuto in vita. Buon viaggio.